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    Come prendere i voti migliori

    Stavolta non è andata bene o diciamo che non è andata come volevi. 

    Chissà perché quando è il tuo momento, quando tocca a te agire, a volte va bene e a volte no, indipendentemente da come tu ti senta fisicamente, dal luogo, dalle persone con cui ti trovi, da quello che ti trovi a fare.

    Forse non hai ancora trovato il modo migliore per metterti in campo e dirigere la palla dove vuoi tu.

    Eppure sei preparato, ti alleni da anni, le occasioni non mancano!

    Forse non è destino che in quella cosa, in quella particolare situazione, tu possa rendere al massimo delle tue capacità.

    No, non sei ancora arrivato al punto di pensare questo.

    Perché in fondo un po’ ti conosci, sai metterci la grinta, l’impegno, la determinazione.

    Quando vuoi qualcosa tiri fuori le unghie e l’afferri. E poi la tieni stretta. Mica la lasci andare. Almeno per un po’ di tempo ne vai fiero. Ti muovi orgoglioso per quello che hai ottenuto, per tutto lo sforzo e l’impegno che ci hai messo.

    È così che per te ha sempre funzionato: l’animo caparbio viene premiato.

    Da dove viene allora quello che non ti fa essere contento di quello che stai ottenendo, che ti fa pensare che potresti avere di più, perché sai che puoi avere di più? Ma soprattutto, hai mai pensato che potresti non arrivare mai a sentirti pienamente soddisfatto di ciò che fai?

    Cioè, una volta che raggiungi il massimo in una cosa, vuoi stare su quella linea anche in tutte le situazioni future.

    E ciò richiede una perseveranza che è anche un impegno emotivo, mentale e fisico costante, oltre che un’attenta capacità di valutazione e di riflessione su ogni singolo aspetto della propria performance.

    Potrebbe essere utile capire da dove arriva questo bisogno, perché sei qui su questa terra non per essere perfettamente la miglior versione di te stesso, ma per essere te stesso.

    Vado un po’ a ritroso negli anni, a quando abbiamo cominciato ad essere valutati, ai momenti in cui ogni volta che facevamo qualcosa non ricevevamo più un bel “Bravo!” e magari un incoraggiamento a fare quella cosa ancora.

    Quando abbiamo iniziato le scuole elementari, i “Bravo” sono diventati dei voti e hanno assunto colorazioni diverse. Non erano più tutti uguali. E l’incoraggiamento “Ancora!” si è srotolato in un “Puoi fare di meglio”.

    Mi viene in mente che se ad “ottimo” e “buono” corrispondeva un complimento da parte di maestra e genitori, a “sufficiente” era chiaro il bambino non si era completamente impegnato, che avrebbe potuto fare di più, anzi, che avrebbe dovuto fare di più. Maestra e genitori in accordo su questo.

    Sono ricordi che condivido volentieri e non vorrei generalizzare troppo su questo argomento: ti voglio solo portare a considerare che forse in quei momenti, da piccoli, abbiamo cominciata ad essere felici, a gioire, in maniera diversa a seconda del voto, pur trattandosi di voto sopra la sufficienza.

    Negli anni successivi, se abbiamo tenuto lo stesso schema, abbiamo esultato per gli ottimi risultati che abbiamo ottenuto e abbiamo valorizzato meno tutto quello che abbiamo fatto di buono tra un ottimo risultato e l’altro.

    Meritiamo di dare valore a quello che facciamo, indipendentemente dal fatto che raggiunga o meno l’eccellenza.

    Meritiamo di dare valore a quello che sappiamo fare.

    Meritiamo di dare valore a chi siamo.

    Credo che ora sia il momento di tornare al punto: perché quello che facciamo a volte va bene e a volte meno bene, a parità di condizioni?

    C’è una variabile mentale in tutto questo. Un’incognita che abbiamo bisogno di determinare giorno per giorno e di alimentare costantemente: l’entusiasmo, che per i Greci antichi significava una particolare condizione, quella di “essere invaso da dio”.

    È la motivazione al quadrato, o al cubo se preferisci, che ti muove verso i tuoi obiettivi e anche semplicemente nel fare bene quello che fai ogni giorno.

    Il fatto è che se ti manca la motivazione, l’entusiasmo, in quello che fai, se non l’alimenti giorno per giorno, se aspetti solo l’ottimo risultato per sentirti entusiasta di qualcosa che hai fatto, allora hai perso gran parte dell’allenamento, gran parte del viaggio.

    Godersi il viaggio ti allena a portare il tuo talento a livelli di concretezza che non immagini, a considerare le strade migliori da percorrere, mettendo da parte le incertezze.

    La grinta, la determinazione, le abilità non portano da sole alla realizzazione dei sogni.

    L’entusiasmo è parte di un atteggiamento mentale vincente, ecco perché è importante che sia parte del nostro quotidiano, non solo come risposta ad uno stimolo, ma come qualcosa attivabile quando lo vogliamo.

    Le difficoltà non mancheranno, a volte resteremo delusi per quello che non è andato come desideravamo o disillusi perché abbiamo sperato in qualcosa che non si è verificato.

    Nulla ci impedisce di portare avanti i nostri obiettivi, purché realistici, con un atteggiamento diverso dal solito, di sperimentare una risorsa potente che è con noi da quando eravamo bambini.

    “Volere qualcosa non è abbastanza. Devi essere affamato. La tua motivazione deve essere assolutamente convincente per superare l’ostacolo che inevitabilmente ti verrà incontro.”

    Les Brown 

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