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La vita ha il senso dell’umorismo

“Se qualcosa può andare storto, lo farà.” (Edward Aloysius Murphy) 

Nel momento peggiore possibile.

Insieme a qualcos’altro che sta andando storto.

Anche se sei di buon umore.

E domani andrà anche peggio.

Che cosa fai quando pensi che qualcosa potrebbe non andare nel verso giusto?

Quando esiste una probabilità anche minima che qualcosa potrebbe non funzionare?

Quando qualcosa non va come dovrebbe, o che hai la sensazione che non andrà come speri, potrebbe venirti in mente che quello potrebbe essere il primo piccolo disastro di una lunga catena, alimentata e supportata dalla legge di Murphy.

Leggi come questa sono difficili da mettere in dubbio: ha un non so che di fatalità che non si trova nelle frasi che spingono alla motivazione, alla positività, al coraggio e all’azione. 

Murphy ti dice che, quando intuisci che può andarti male, se non hai un piano B, è meglio chiuderti in casa e prepararti al peggio!

Si tratta di un’esagerazione, ti voglio rassicurare.

L’assioma del noto ingegnere sintetizza una serie di dati statistici e matematici: le conseguenze, appunto, che si verificano solo in alcuni ambiti, ad esempio quando si tratta di prevenzione e la sicurezza. Murphy intendeva sottolineare che prima o poi, anche un evento molto improbabile, si verificherà nel corso di numerosi tentativi.

Ha senso quindi prepararsi al peggio quando c’è l’incertezza sul risultato atteso? E quando c’è incertezza sul futuro?

In alcuni periodi della vita sembra proprio di sì. Sembra che non ci sia motivo per pensarla diversamente.

Meglio trovare rifugio in ciò che conosciamo e che sentiamo sicuro. 

Amiamo le certezze perché ci fanno sentire al sicuro. Sappiamo che strada percorrere, qual è il momento migliore, da chi è meglio cercare supporto. Spesso sappiamo anche cosa fare in caso di imprevisto.

E poi diciamolo, non sempre è il caso di cogliere nuove occasioni, sfidare la sorte, avventurarsi, anche se tutto questo ti piace. A volte volta no, non è il caso, meglio tenersi le proprie certezze e starsene nella propria comfort zone, in un posto sicuro e piacevole.

Parlando di certezze, siamo così sicuri che le nostre certezze siano “certe”? 

A volte è il caso di farsi venire il dubbio. 

Ce ne sono diversi di casi nella storia in cui qualcuno ha sfidato non solo il senso comune, ma anche un pensiero che veniva considerato “certo”, perché alimentato da ricerche scientifiche. 

Come ad esempio durante le olimpiadi del 1954, Roger Bannister corse il suo miglio in meno di 4 minuti, vincendo la gara e superando la convinzione di quei tempi che ciò non fosse possibile a causa di un limite umano, spiegato scientificamente dai medici del secolo precedente. 

Se quindi anche le certezze potrebbero non essere così certe come pensiamo, di fronte a quello che potrebbe succedere in futuro che ci può preoccupare, possiamo fermarci un attimo e rileggere la legge di Murphy.

Guardiamola stavolta con uno sguardo diverso, come un pensiero un po’ ironico e paradossale. Sorridiamo.

Magari con lo sguardo distaccato di chi prende le cose come viene e sa che può affrontare una cosa per volta, consapevolmente, in uno stato di leggerezza. 

La vita ha il senso dell’umorismo.

“Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.

Italo Calvino

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